giovedì 11 dicembre 2014

All'ombra delle palme - XI/XII/MDCCII

- Sei tornata davvero. Abbiamo finito di lanciarci messaggi contrastanti?
- Mi dispiace. E' solo che.. temo per quello che sarà.. o che potrebbe essere.
- Quando ti ho detto di prenderti del tempo per capire cos’è che volevi davvero… Non intendevo che dovevi prendertene per ragionare da sola, spaventarti, e saltare a conclusioni senza aver fatto i conti… Senza me. Conosci la storia del giovane pescatore e del vecchio spirito?
- Non la conosco.
- Chiunque avesse preso alla rete il vecchio spirito, il giovane pescatore l’aveva sentito raccontare tante volte, avrebbe ottenuto qualsiasi cosa. Una sola cosa, ma una cosa qualsiasi. Un desiderio. E lui lo cercò, per quasi cinque anni, con la sua barca… quando finalmente lo tirò fuori dalle acque egli gli confermò che, per barattare la propria libertà, sarebbe stato disposto ad usare parte della sua magia in favore del pescatore. E gli disse di chiedergli cos’è che volesse di più al mondo… Allora il pescatore gli chiese solo una cosa. Gli chiese di poter riconoscere, una volta che l’avesse incontrata, la donna che sarebbe stata la più importante per la sua vita. Non chiese la più bella… la più saggia o la più ricca. Chiese solo quella che sarebbe stata la più importante. Perché più adatta di altre, forse… compatibile… nessuno sa cos’avesse in testa. Ma era la donna della sua vita, che voleva. Non la donna della vita di altri… o la donna perfetta. Per cui chiunque avesse potuto uccidere. E non disse allo spirito di procurargliela… Ma solo che gliela indicasse. Affinché potesse battersi per lei e conquistarla da sé. Sembrerebbe un desiderio saggio… no? Ma lo spirito sapeva riconoscere un desiderio che, in un modo o nell’altro, si sarebbe esaudito da solo. E senza sprecare la propria magia. Gli disse un giorno e un luogo qualsiasi… gli disse un orario, senza dirgli un nome. “Farò in modo che la riconoscerai”, aggiunse. Il pescatore tagliò la rete e lo spirito volò via… Anni dopo… in quel luogo, a quell’ora… lui la vide. O credette di vederla. Si innamorò di lei, alimentando le proprie speranze con la fede che aveva nello spirito… la corteggiò, sedusse e conquistò… Quando lei lo lasciò, tre anni dopo… il giovane pescatore era così convinto che era davvero la donna più importante della sua vita… quella con cui, più di tutte le altre, sarebbe potuto essere felice… che si uccise, impazzito dal dolore. Rendendola, a tutti gli effetti, l’esperienza cruciale e determinante della sua breve esistenza. Esattamente come aveva richiesto allo spirito. Oltre che nessuno che non è un houngan dovrebbe stringere patti con gli spiriti, ovviamente… Le persone hanno il valore che gli assegniamo, Rebeca. E’ con le azioni che si determinano i ruoli e si struttura l’esperienza. Non con le parole e tantomeno con le emozioni. Non è quello che sentiamo, che immaginiamo o che vorremmo sentire riguardo qualcuno, a decidere cosa quel qualcuno rappresenta per noi. Ma quello che facciamo e siamo disposti a fare per lui. E che pianificare, programmare e cercare di calcolare quello che possiamo sapere e decidere noi e solamente noi… e che è influenzato esclusivamente dalla portata della nostra volontà… è solo un modo come un altro per allestire la propria disfatta. E avere un alibi romantico, mentre si cola a picco. Se cerchi di controllare il mare, l’unica cosa che puoi trarne è il terrore di comprendere, impotente, di non esserne in grado.
- Quanta saggezza. Quindi.. cosa vorresti che ti dicessi? Ho paura di te. Ho paura che tu possa prenderti di me ciò che desideri.. e lasciare ciò che non desideri più.
- Ecco… Questo è un esempio di quello che potresti dirmi. Sono troppo vecchio per strappare soddisfazioni fugaci ad una ragazza della tua età, Rebeca. E… Nonostante abbia un corpo per cui si potrebbe uccidere… e un viso in cui ci si potrebbe perdere… Ci sarebbero modi più semplici per togliermi certe soddisfazioni, che destreggiarmi tra te e due bambini. Modi che non farebbero del male a qualcuno come Genevieve. Anche io ho le mie paure. Ma so da tempo che un essere vivente è, prima di ogni altra cosa, un guerriero. E che, in guerra, la paura è l’avvoltoio sulla tua spalla. Scivola come un’ombra su di te e attende che tu faccia un passo falso… ti spinge a farlo. Le affronterò, se si presenteranno. Se. E non gli lascerò scampo.
- Non voglio nulla di "fugace". Voglio delle certez--..
[...]
- Allora siamo d'accordo.
[...]

mercoledì 10 dicembre 2014

Ripensando agli ultimi giorni - IX/XII/MDCCII

Non capisco cosa mi stia succedendo.. Mi sto comportando come una ragazzina. Pensavo che ne sarei uscita, che avessi imparato qualcosa.. e invece la storia con il livornese non mi ha insegnato proprio nulla. Mi sto facendo prendere e mi sto comportando con lui come una dodicenne alla prima cotta. Spero che lui abbia capito che ho una famiglia e la mia priorità sono i miei figli e il mio lavoro e che se volesse davvero far parte del mio presente, deve sottostare a queste condizioni.

venerdì 5 dicembre 2014

Un'altra serata in magazzino

- Rebecca.
- Francesco.
- Allora mi parli ancora..
- Mh..
- [...]Come mai sola, questa sera?
- [...]Invero mi capita spesso di essere sola.
- [...]Dovresti sceglierti amanti più costanti..
- [...]N-non.. non sono fatti tuoi.
- Vuoi sposarmi.. eppur mi temi?
- Volevo. Volevo.. perchè adesso non ho più niente da darti.. l'hai detto tu stesso.
- Ed ora non vuoi più? Ci hai ripensato?
- Ho aperto gli occhi.. Finalmente ho capito che tu non hai mai voluto.. Non sei contento?
- No. Non son nato per esser contento. E allora perché mandi quel moccioso a disturbarmi mentre lavoro?
- N-non volevo parlare con te. E poi.. Mateo mi ha detto che stavi abbracciando una ragazza fulva.. non che lavorassi.
- Eppure qualcosa 'l volevi, s'a me lo mandasti.. Sì, forse la stessa ch'hai sentito gemer per tutta la notte com'usignolo all'alba.. Il nuovo acquisto della locandiera. Bella voce. Eppur ti consoli, ch'io non sento nulla.. per quanto amene sian le carni che tocco, le labbra che bacio.. io non ne traggo alcun piacere. Godetevi la vita, voi che potete.. Godete il dolce e l'amaro, pur che sian sapori.. poiché in morte la lingua è secca, e i vermi, e la terra.. non san di nulla.
- Volevo che tu ricordassi quello che ci siamo detti.. prima che tu diventassi l'essere insensibile che sei ora. Anche con me.. non hai mai provato nulla? La mia vita era tua.. Adesso che mi hai negato la possibilità di vivere.. e di essere felice.. preferisco morire.
- Le ricordo, le parole.. Anche la mia vita non m'appartiene. Credi che l'amore possa qualcosa contro la morte?
- Ho sempre pensato che avrei potuto vivere col tuo amore.. E che io avrei potuto donarti un qualche sollievo alle tue sofferenze, col mio.
- Eppur io non sento ancora niente.
- Se solo tu avessi capito.. che ti avrei dato tutto il tempo del mondo..

Conversazione con Lars alla Baia del Pappagallo - IV/XII/MDCCII

- L’educazione è solo l’abbigliamento esteriore del rispetto. Burocrazia. Forma priva di sostanza. Fumo negli occhi. Così come l’estetica è solo l’abbigliamento esteriore dell’eleganza… e la religione lo è della fede. Stregoni, sacerdoti, sciamani… Dio, loa o Buddah. Sono solo parole. E’ quello in cui credi che conta. Ti sorprende così tanto che io creda in qualcosa? Tu non credi in nulla?
- Non sono sorpresa.. solo curiosa. Non ho mai incontrato qualcuno come te. Io credo in quello che vedo. E nel Dio Denaro.
- Il Dio denaro crea i bisogni che poi ti promette di poter soddisfare. Non è un Dio che porta appagamento. E non può darti quello che cerchi. Ma tu questo lo sai… E hai molta più fede di quella che vuoi far credere. Hai affrontato il mare, no…?
- Fino ad ora mi ha dato quello di cui avevo bisogno. Sono qui da qualche anno. Ed ho affrontato il mare, per fuggire ad una vita che non avrei voluto.
- Quindi sei salita su un pezzo di legno e hai attraversato l’Oceano. E anche se avessi pagato la tua nave una pioggia di monete… e avessi preso la ciurma migliore sul mercato… ti sei comunque affidata a qualcosa di più grande. Immersa completamente in una distesa infinita per gli occhi, insondabile per la mente… ti sei affidata a lei. Alle sue correnti, al suo vento… lasciandoti condurre. Sapendo bene che le sarebbe bastato un nonnulla… un singhiozzo minimo… per trasformare la tua costosa avventura in un funerale. Ti sei rimessa completamente nelle mani di qualcosa di più grande di te. Hai avuto speranza… e fiducia. Ed è questa l’esatta definizione dell’avere fede. E sembra sia stata ben riposta, no…?
- All'epoca non sapevo navigare.. ho solamente speso i miei risparmi per pagare un equipaggio che mi portasse nel Nuovo Mondo. Beh, sì. Sono viva. E adesso.. è questa la mia casa.
- Appunto… Da quanto sei qui…? E un nome… ce l’hai?
- Beh, sono.. più di due anni. Mi hanno dato molti nomi, in questi anni.. Ti dirò quello con cui sono nata e con cui mi conoscono quasi tutti.. Rebeca. E tu?
- Papa Yvor. Lars, per i figli del Dio denaro. E mi fa piacere che almeno uno dei presenti abbia una casa… Devi aver trovato qualcosa di più prezioso del denaro, ritengo, se hai deciso di gettare l’ancora in un posto in cui eri “finita per caso”…
- Yvorr.. Beh, posto dove stare ce n'è.. Abbiamo una taverna, la Perla Nera.. o se preferisci, c'è il porto. A volte mi è capitato di dormire tra quelle palme. Beh, sì. Un lavoro e.. l'arrivo di una famiglia.
- Questo è decisamente più probabile… Questo l’ha resa una casa. [...]Cos’è andato storto?
- Tante cose.. Ho conosciuto tanti uomini da quando sono qui.. Soldati, pirati, corsari, artisti.. ma nessuno di loro è ciò che avrei desiderato. Se ne sono andati, prendendosi di me ciò che volevano.. e lasciandosi indietro ciò che non volevano più. In realtà, avrei preferito evitare di parlare di questo.
- Conosci la storia dell’uomo che non riusciva a non pensare prima di ogni risposta…? Quando il Maestro chiese agli abitanti del villaggio quale fosse l’uomo più intelligente tra loro, loro gli indicarono l’uomo che pensava sempre. Il Maestro gli chiese, allora, quale fosse la vera natura di Dio… e l’uomo, come suo solito, si mise a pensare. Non ne uscì che impazzendo. Strappandosi i capelli e urlando… il matto del villaggio rise di gusto… e il Maestro lo indicò. Quella è la risposta, disse. Quello è il più saggio tra voi. Cosa significa secondo te?
- Che.. non bisogna pensare troppo? Non saprei. Oppure significa che Dio se ne infischia di quello che ci succede e il matto del villaggio lo sapeva bene..
- Significa che l’intelligenza non è cultura. Che la cultura non è saggezza. Che la saggezza non è verità. E che la verità non è liberazione. Le domande importanti non hanno mai risposte razionali. La saggezza non risiede nel pensiero articolato, o nell’intelligenza… tutt’altro. Lo ribalta, lo costringe a seguire altre strade. Ne annienta l’efficacia. La disarma… spiega che è l’altra faccia della medaglia della follia… e che, alla fine di tutto, tra il dolore e le ingiustizie, l’unica divisione che conta davvero è tra chi urla e si strappa i capelli e chi, invece, si ricorda di ridere. E che le domande che non vogliamo farci… e le cose di cui non vogliamo parlare… sono proprio quelle che vale la pena porsi ed articolare ad alta voce. Per dare una forma ai tuoi demoni. E sapere dove colpire… o come raddrizzare la rotta. [...]Ti accompagno a lavoro?
- In te c'è molto più di quello che mostri. [...]Come preferisci.
- Io non nascondo niente. Non vado mica in giro a dire che mi importa solo del denaro…
- Io non mento mai.
- Hai corso un bel rischio, su quello scoglio…
- Ogni lasciata è persa.
- Credevo che una figlia dell’oro non credesse nelle occasioni. Sarebbe un po’ come credere nel destino, no? Una fedele del Dio denaro dovrebbe sostenere che le occasioni si creano… Non corri un po’ troppo per essere una che si lamenta di aver visto troppi uomini? Io non so delle occasioni o del destino… Non so cosa vuoi… cosa cerchi, cosa ti aspetti da me… o chi credi che io sia. E deve essermi chiaro questo, prima di ogni altra cosa. Perché l’unica cosa che so fin’ora è che, per quanto ti conosca da appena una mattina, non voglio rischiare di farti del male in alcun modo.
- Non mi aspetto nulla.. So che mi sono trovata bene ed è questo quello che conta. Dai accompagnami.